Il presidente delle vespe precisa la sua posizione dopo che il club è stato sottoposto ad amministrazione giudiziaria per infiltrazioni mafiose

(Red) –  “Non ho mai arruolato le persone sospette citate nel decreto, visto che non ho mai amministrato personalmente né fatto parte del consiglio di amministrazione della Juve Stabia”. A scriverlo, in una nota personale e dunque non ufficiale del club, è il presidente delle vespe, Andrea Langella, a quasi 48 ore dalla decisione del Tribunale di Napoli di sottoporre ad amministrazione giudiziaria la società calcistica che milita in serie B. “Dal decreto emergono rilievi riferiti esclusivamente a collaboratori e fornitori di servizi esterni, mentre i soci e l’attuale management non sono neppure sospettati di contiguità ad ambienti mafiosi o criminali” puntualizza Langella, patron di riferimento per sei anni e, dalla scorsa estate, socio di minoranza del club con il 48% del capitale sociale, a fronte del 52 detenuto dalla società statunitense Brera Holdings. Un ingresso, quello del nuovo socio maggioritario “di cui non si dà atto nel provvedimento”, sottolinea Langella definendosi “sorpreso”, specificando poi di condividere pienamente le finalità della decisione e di essere a disposizione per supportare la missione degli amministratori giudiziari. Nel frattempo il prefetto di Napoli, Michele di Bari, con effetto immediato ha adottato undici provvedimenti interdittivi antimafia a carico di altrettante società operanti nell’indotto economico della Juve Stabia che gestivano biglietti, steward, servizi sanitari, portierato, sicurezza, catering, pulizia, fino al trasporto della prima squadra.

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