(Redazione) – Gli eventi degli ultimi giorni, che vengono riportati dalla stampa locale e nazionale, stanno alimentando il dibattito politico in una città che, secondo quanto va emergendo, appare inerme e stretta nella morsa del malaffare locale che in qualche caso è arrivato a sfiorare l’assise comunale. Infatti, già nel corso della seconda decade di febbraio 2022 il Presidente della Repubblica, sulla scorta della proposta del Ministro dell’Interno Lamorgese redatta a seguito della relazione del Prefetto di Napoli Claudio Palomba, scioglieva l’amministrazione Comunale del comune di Castellammare di Stabia per presunte infiltrazioni camorristiche. Un provvedimento che colpì direttamente al cuore una città che, dopo circa tre anni, ha dovuto prendere atto attraverso le sentenze di tutti i collegi giudicanti, secondo i vari gradi di giudizio, che nessun tipo di collusione e/o subalternità esisteva tra l’Amministrazione Cimmino e il sistema camorristico stabiese. Una città che ha pagato lo scotto di uno “scioglimento politico” fortemente voluto da quelle stesse forze politiche che oggi, ironia della sorte, si ritrovano al centro di una bufera giudiziaria che vede comparire molti nomi, di consiglieri della coalizione, tra intercettazioni e rapporti parentali emersi nell’inchiesta. Oggi si proietta un film già visto, e questa situazione contribuisce a bloccare l’attività amministrativa di una città che ha bisogno di decollare per restituire ai propri cittadini la possibilità di poter ripartire con nuovi investimenti che possano creare opportunità di lavoro per i giovani. Considerata l’importanza del tema in discussione le civiche di CDX Stabia Unica e Progetto Stabia, evitando strumentali atteggiamenti a tutela della propria bottega, hanno diramato il seguente documento:

“Castellammare non può più permettersi zone grigie. Ogni giorno, nuovi dettagli riportati dalla stampa nell’ambito dell’inchiesta in corso delineano il quadro di una città attraversata da interferenze e presenze che nulla hanno a che fare con la buona politica. Tra queste, anche riferimenti a presunti contatti con ambienti vicini al clan D’Alessandro: elementi che, pur non configurando accuse formali, non possono essere liquidati come semplice rumore di fondo.

Dagli articoli emergono inoltre presunti collegamenti tra alcune delle persone coinvolte nell’inchiesta e altri rappresentanti istituzionali. Non ci sono consiglieri indagati, ma il rischio che la camorra tenti di infiltrarsi capillarmente tra i banchi del Consiglio comunale non può essere ignorato.

Per questo chiediamo al Sindaco Luigi Vicinanza un atto di responsabilità. Castellammare non ha bisogno di galleggiare nell’ambiguità: ha bisogno di una scelta netta, irreversibile, dalla parte della trasparenza. La richiesta di una Commissione d’Accesso non è una resa né un favore agli avversari politici: è l’unico strumento che può restituire credibilità all’amministrazione e fugare ogni dubbio.

Quando al governo della città c’era il centrodestra, la stessa coalizione oggi al fianco del Sindaco invocò l’arrivo della Commissione come garanzia contro possibili infiltrazioni. Oggi, invece, prevale un silenzio inspiegabile. Non vorremmo che questa doppia morale porti a essere severi solo con gli avversari e indulgenti con gli alleati.

Se davvero tutto è in regola, proprio una Commissione indipendente può certificarlo. Perché, allora, non chiederla apertamente?

C’è poi un altro silenzio che pesa: quello dei partiti che parlano solo quando conviene e dei candidati al Consiglio regionale che attraversano il territorio in cerca di voti ma non trovano una sola parola per difendere la città che li sostiene. È un silenzio che sa di opportunismo e paura di disturbare equilibri fragili.

Castellammare non ha bisogno di equilibristi. Ha bisogno di responsabilità, di scelte chiare, di coraggio. Chi ricopre un ruolo pubblico lo dimostri. Chi non se la sente, si faccia da parte”.

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