(Red) – E’ scoppiato un caso intorno all’incontro del Sindaco, e del Presidente della Commissione Urbanistica, con due noti tecnici locali. Infatti, pur di partecipare al tavolo, il Presidente della Commissione Urbanistica sospese i lavori della Commissione Istituzionale scatenando l’ira delle opposizioni che, a seguito di questo anomalo comportamento, diffusero un comunicato stampa per elevare una vibrata protesta che, a quanto pare è arrivata anche nelle stanze della Prefettura di Napoli. Alla evasiva e giustificativa replica dell’amministrazione Vicinanza, mirata a minimizzare l’accaduto, è arrivata la piccante controreplica dell’opposizione che testualmente recita:

“Siamo di fronte all’ennesimo tentativo goffo e puerile del Partito Democratico di giustificare l’ingiustificabile. La replica del capogruppo Tuberosa è un capolavoro di ipocrisia politica, condito da un’ironia fuori luogo e da una superficialità sconcertante. Se davvero – come il PD sostiene – si è trattato soltanto di un “normale momento di dialogo tra amministratori e professionisti”, la domanda è semplice: perché farlo a porte chiuse?

Perché limitare il confronto a due soli professionisti – peraltro notoriamente vicini al PD – invece di convocare un incontro pubblico, trasparente, aperto a tutti i tecnici, agli ordini professionali, alle categorie economiche e ai cittadini interessati? La verità è che questa amministrazione ha un’idea tutta sua di “dialogo”: si parla tra pochi, si decide tra amici e poi si racconta alla città che tutto è nella norma. Il PD può pure parlare di “tempesta in un bicchiere d’acqua”, ma dimentica che quel bicchiere è lo stesso in cui da tempo galleggia la trasparenza negata e l’incapacità cronica di questa giunta di governare con serietà, rispetto e senso delle istituzioni. Quando un’amministrazione si rifugia dietro riunioni riservate e comunicati auto-assolutori, vuol dire una sola cosa: non ha nulla di buono da dire e molto da nascondere. Il tentativo di minimizzare la cosa è di una gravità estrema: è un atto politicamente delinquenziale, perché nega l’evidenza, offende l’istituzione consiliare e calpesta il diritto dei cittadini a conoscere e a partecipare alle decisioni sul futuro della loro città. A rendere ancora più inquietante l’episodio è la questione della riservatezza degli atti amministrativi. La visione e la discussione di documenti (la cui riservatezza andrebbe garantita)  e relativi al PUC da parte di soggetti esterni, non incaricati e privi di titolo formale, costituiscono un fatto intollerabile e potenzialmente lesivo della normativa sull’accesso agli atti amministrativi se non   altro ben più grave. La legge è chiara: i documenti, rimanendo nel campo amministrativo, possono essere visionati solo a seguito di una istanza motivata, valutata dall’amministrazione in relazione all’interesse qualificato del richiedente e ai profili di riservatezza che li riguardano.

Riunioni informali di carattere politico nei locali comunali, soprattutto se riguardano atti ancora in fase istruttoria, violano lo spirito di imparzialità della pubblica amministrazione e sollevano gravissimi dubbi di opportunità e correttezza istituzionale.

Un Comune non è un club privato, né una segreteria di partito: l’accesso agli atti è un diritto regolato, non un favore concesso agli amici semprechè ciò fosse possibile . Il comportamento della maggioranza è dunque doppiamente grave: sul piano politico, perché esclude il Consiglio e i cittadini dal confronto; e sul piano amministrativo, perché introduce opacità dove la legge impone trasparenza. Continuano a muoversi come se le istituzioni fossero un fatto privato, come se le decisioni sulla città potessero essere prese tra pochi, lontano dagli occhi del Consiglio comunale e dell’opinione pubblica. Altro che “tempesta in un bicchiere d’acqua”: qui siamo di fronte a un mare di opacità, arroganza e incompetenza che continua ad affondare Castellammare di Stabia.

Il Piano Urbanistico Comunale – fermo da anni per colpe evidenti – è un atto troppo importante per essere trattato in salotti chiusi e incontri “tecnici” improvvisati.

Il futuro urbanistico di Castellammare non può essere deciso tra pochi eletti: deve nascere da un confronto pubblico, serio e partecipato, alla luce del sole e nel rispetto della legge”.

I consiglieri di opposizione

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