(Red) – “In queste ore ho letto con grande attenzione la lettera alla città di Nicola Corrado, dirigente nazionale del Partito Democratico. Parole dense, profonde, che raccontano una Castellammare assuefatta, ferita, rallentata nella sua capacità di reagire. Una riflessione importante, che pone domande vere. Ma c’è un punto da cui occorre partire con assoluta chiarezza: nessuno, e dico nessuno, può ritenersi estraneo alle responsabilità di ciò che sta accadendo. Il Partito Democratico, forza predominante della coalizione che sostiene il Sindaco Vicinanza, aveva un preciso dovere politico e morale: vigilare. Vigilare sulla formazione delle liste civiche, sui candidati e sulle dinamiche che già allora sollevavano più di un dubbio.
L’attenzione riposta sulla città a seguito di un più che discutibile scioglimento avrebbe dovuto consigliare, anzi imporre, massima prudenza, massimo rigore, massima selezione della classe dirigente. Era l’occasione per dimostrare discontinuità, responsabilità e trasparenza. Invece si sono riproposti schemi e figure che già allora destavano interrogativi politici e morali. Lo scenario che oggi ci indigna non è esploso all’improvviso: era leggibile, chiarissimo, già in campagna elettorale. E lo testimoniano le discussioni pubbliche che ebbi allora, come nella trasmissione di Metropolis, dove segnalai senza ambiguità i rischi che si stavano correndo. Oggi, con colpevole ritardo, un autorevole esponente del PD decide di colpire politicamente questa amministrazione. È una presa di distanza significativa, ma arriva quando il danno politico e morale è ormai pienamente manifesto. Se tardiva appare la riflessione del PD, ancor più grave è la reazione del Sindaco Vicinanza, secondo il quale chi critica questa amministrazione “fa un regalo ai clan ”.
Una dichiarazione inaccettabile, antidemocratica, illiberale.
Un tentativo evidente di intimidire, delegittimare e silenziare chiunque – forze politiche, cittadini, associazioni – voglia esercitare il diritto sacrosanto di analizzare e valutare criticamente ciò che sta accadendo nella nostra città.
Ed a nulla servirà questa affannosa rincorsa alle streghe, investendo chiunque possa tornare utile a generare un improbabile e sperato “effetto purificatorio”. In democrazia non esiste un’autorità che possa ergersi a interprete unica dell’antimafia. La vera antimafia non è uno slogan, non è un rifugio retorico da agitare contro gli avversari: è prevenzione, selezione della classe dirigente, trasparenza nelle scelte amministrative.
Ed è proprio su questi fronti che questa esperienza politica mostra, ogni giorno di più, i suoi clamorosi limiti strutturali. Per tutto questo, con senso di responsabilità e senza alcuna soddisfazione, ritengo che questa amministrazione sia ormai giunta al capolinea.
Serve ora un gesto di coraggio, un atto di lealtà verso Castellammare.
Si abbia finalmente il coraggio di ridare la parola agli stabiesi.
È l’unica via democratica per ricostruire fiducia, credibilità e aprire una fase nuova per la nostra città”







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