Aris Campania contesta le scelte della Regione Campania sulla distribuzione delle risorse destinate alla sanità privata accreditata per il 2026.
Al centro della presa di posizione dell’associazione ci sono le strutture sanitarie religiose e non profit, che secondo Aris non avrebbero beneficiato dell’incremento previsto per le case di cura private accreditate.

La questione riguarda la DGRC n. 519 del 30 settembre 2026, con cui la Regione ha fissato i limiti di spesa per le strutture private accreditate. Secondo quanto comunicato dall’amministrazione regionale, la programmazione prevede 27 milioni di euro aggiuntivi rispetto al 2025. Aris Campania sostiene che le proprie strutture siano rimaste escluse dall’aumento.
“È incomprensibile che le strutture sanitarie private accreditate senza scopo di lucro vengano escluse dall’incremento delle risorse”, afferma il presidente di Aris Campania, Pasquale Accardo, chiedendo un confronto con la Regione.
Il ruolo di alcune realtà non profit nella rete dell’emergenza-urgenza
L’associazione richiama in particolare il ruolo di alcune realtà non profit nella rete dell’emergenza-urgenza, comprese quelle che gestiscono servizi di pronto soccorso. Secondo Accardo, queste strutture garantiscono assistenza continuativa e contribuiscono alla risposta del Servizio sanitario regionale, ma non avrebbero ricevuto un riconoscimento economico analogo nell’ambito delle nuove risorse.
Aris Campania chiede quindi alla Regione di rendere noti i criteri utilizzati per la distribuzione degli incrementi e di verificare la situazione delle strutture religiose e non profit. L’associazione sostiene che l’assenza di finalità di lucro non debba incidere sul trattamento economico di realtà che svolgono attività sanitarie accreditate e che reinvestono le proprie risorse nella missione assistenziale.







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